TizianaTonon

Traduzioni&Tradizioni

 
Riflessioni -amarognole- di una traduttrice che non (si) sa vendere
 
 
Traduco per svariati motivi, in primo luogo perché adoro farlo e, devo dire, so bene di essere fortunata a poter coniugare lavoro e passione nella stessa attività. Sono ancora più fortunata perché, pur prediligendo la letteratura e l’antropologia, riesco a trovare stimolanti tutti i testi da tradurre: dal certificato di nascita al manuale di istruzioni per un tosa cammelli, dalla normativa di sicurezza di una piattaforma petrolifera al comunicato stampa di una famosa casa automobilistica. Dal saggio di sociologia, al romanzo per preadolescenti, al racconto dell’orrore (). C’è sempre qualcosa di nuovo da scoprire, io poi sono curiosa… e puntigliosa. Quindi le soddisfazioni non mi mancano mai.
Un altro degli aspetti che trovo impagabili della mia professione è, indubbiamente, il fatto che -spesso- è sufficiente lavorare bene, fornire un prodotto accurato e preciso, rispettando i tempi stabiliti, per ottenere buoni risultati. In sintesi, non serve avere particolari doti da venditore. Una volta superata la prova di traduzione o approvato il preventivo, il lavoro è tuo e puoi startene nel tuo bell’angolino a fare (bene) quello che ti piace.
Perché le doti del venditore, io quelle non le ho proprio. Non lo so fare, mi mette a disagio.
Però è vero che, soprattutto per quanto riguarda la traduzione editoriale, se un editore non sa della tua esistenza non ti affiderà mai un lavoro… e se una volta era sufficiente prendersi la briga di scrivere una lettera e andare alle Poste per spedirla, oggi, con i miliardi di e-mail che si scrivono e inviano alla velocità della luce, il contatto scritto non dà più garanzia che la tua proposta sarà letta.
E allora che si fa? Si va alle Fiere del libro a cercare di conoscere e di farsi conoscere. Con il risultato, almeno per quanto riguarda me, di tornare a casa carica di libri (quelli sono irresistibili!) ma con la sgradevole sensazione di essere svuotata, anche più svuotata del tuo portafogli.
Sì, perché non è così semplice come potrebbe sembrare: almeno per una come me, che non è mai stata predisposta alle vendite porta a porta, è decisamente avvilente sentirsi come se stesse elemosinando e disturbando le persone che invece stanno lavorando sul serio. Non tutti ti accolgono così (sempre troppi, però!), per fortuna molti editori ascoltano con gentilezza, alcuni addirittura manifestano interesse, ma il sotto-testo è sempre un po’ quello, che mi fa sentire come immagino si senta un addetto del call center quando ti chiama per offrirti una promozione che non ti interessa. E proprio mentre stai cenando!

TRADUZIONE

Milton Hatoum per
La Lettura del Corriere della Sera
23/12/2012

SOTTOTITOLAZIONE

Rai 1,  22 luglio 2014

Italia-Brasile L'azione è partita!

ActionAid Italia

CONVEGNI E SEMINARI

8 giugno 2006

FORMAZIONE E FEEDBACK

Chi è online

Abbiamo 1063 visitatori e nessun utente online

Cerca