TizianaTonon

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20 e 25 novembre. Consapevolezza nera, Consapevolezza rosa…

Il 20 novembre si celebra in Brasile La Giornata nazionale della consapevolezza nera. La data scelta è, simbolicamente, quella della morte di Zumbi, il leader del Quilombo dos Palmares (i Quilombos erano le comunità create dagli schiavi che fuggivano dalla Casa Grande e si rifugiavano nella foresta, creando un sistema sociale ed economico autonomo, in opposizione a quello dei coloni schiavisti).   Zumbi è diventato il simbolo per eccellenza del movimento nero, la sua figura semi-mitica riunisce tutte le conquiste ottenute dalla lotta contro lo schiavismo e la discriminazione razziale.

Già questo non è poco. Ma, dato che a novembre -e precisamente il giorno 25-  ricorre  un’altra data importante, ovvero la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, mi piace dedicare qualche riga al ricordo di due figure femminili un pochino trascurate e  che ben rappresentano, a mio avviso,  la lotta per la conquista del rispetto del proprio essere donne,  essere nere… essere.

Dandara dos Palmares, della quale in realtà si sa molto poco, è stata la moglie di Zumbi e madre dei suoi figli. Era una guerriera coraggiosa e un’abile capoeirista, partecipava attivamente alle battaglie per la difesa del Quilombo e alle strategie nella lotta contro il sistema schiavista vigente all’epoca. Pare che si sia suicidata (buttandosi giù da una rupe) dopo essere  stata catturata, per non dover subire nuovamente le umiliazioni della schiavitù.

Quanto alla schiava Anastácia, anche  la sua figura è un simbolo carico di significati, tanto da essere diventata oggetto di una intensa devozione religiosa popolare. Si dice che fosse una schiava bellissima, il cui fascino attirava il desiderio di tutti gli uomini, conoscitrice delle proprietà delle erbe e quindi capace di curare molte malattie. Nonostante la sua straordinaria bellezza, la schiava Anastácia si rifiutava di concedersi ai signori, e per questo motivo fu costretta a subire violenze e vessazioni, fino all’applicazione di una maschera sul volto, che le veniva tolta solo per mangiare. A causa dei maltrattamenti subiti, la schiava ebbe vita breve e pare che alla sua morte avesse il bel volto completamente deformato.

Per chi desiderasse visitarlo,  a Rio de Janeiro, in Rua Taubaté, 42, Oswaldo Cruz c’è un santuario dedicato alla sua figura.

Queste due figure sintetizzano in sè i temi, purtroppo sempre tristemente attuali, della lotta contro le discriminazioni di “razza” e di genere, oltre a richiamare l’attenzione sul corpo della donna come luogo di sofferenza, violenza e soprusi.

E sebbene, come nel caso di Dandara, le prove dell’ esistenza storica di Anastácia  siano estremamente flebili, ritengo che questo interessi relativamente poco dal momento che,  qualunque fosse il loro nome:  Dandara, Anastácia, Claudia o Jane, sicuramente donne che hanno dovuto affrontare esperienze simili non ne sono mancate.

E a loro va il mio pensiero.

 

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Rai 1,  22 luglio 2014

Italia-Brasile L'azione è partita!

ActionAid Italia

CONVEGNI E SEMINARI

 

maggio 200

INTERPRETARIATO

Con la troupe di Jornal Nacional
(Globo TV-Rio de Janeiro)
marzo 2013, Milano Football Festival

FORMAZIONE E FEEDBACK

 

 
27-29 novembre 1998