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ALLA FINE, COS'È IL CANDOMBLÉ?

(Professor Dr. Sidnei Barreto Nogueira :: Traduzione autorizzata a cura di Tiziana Tonon)

Ritengo sia necessario dire, in poche parole, cos'è il Candomblé. Attualmente esiste una vasta letteratura, esistono gruppi virtuali, importanti gruppi di ricerca, articoli su riviste e un mondo, a cui si può accedere servendosi dei motori di ricerca, che parla di Candomblé, tuttavia c'è ancora molta confusione e si trovano molte informazioni distorte; nella maggior parte dei casi, inoltre, gli stessi praticanti, appoggiandosi “solo” sulla propria fede e ai propri affetti, si confondono. Si aggiungano a tutto ciò le pratiche esoteriche (nel senso populista e più prosaico del termine) che, mescolando tutto quello che di religioso esiste nel mondo, lo distorcono e adattano alle esigenze del più ampio numero possibile di seguaci e, in questo movimento di inclusione-adattamento-conversione, perdono per strada l'origine di ciò che hanno aggiunto alle pratiche esoteriche della loro “impresa” (ops! religione) universale e per tutti. In questo senso, va detto che il Candomblé è una “religione” “negra” (questa parola non intende qui indicare solo il colore o la razza, ma vuole semplicemente richiamare l'origine del Candomblé e il movimento di resistenza che ha portato in un paese che classifica le persone servendosi di demarcatori sociali basati su sessualità, razza, colore e classe sociale) brasiliana, di origine africana - prevalentemente appartenente ai popoli deportati in Brasile durante il traffico schiavista: “a quel tempo definiti nagô-yorubá”, “popoli Ewê-fon-fongbe” e “angola, popoli di lingue bantu”. L'impronta linguistica, culturale, storica, mitica e rituale finì per creare quello che viene definito “nazione” e non è un'esclusiva del Candomblé. Possiamo ricordare, infatti, che anche la tradizione “Batuque”, a sua volta brasiliana di origini africane, possiede le proprie nazioni. Nel caso delle nazioni di Candomblé, abbiamo da sempre il Complesso culturale Jeje-Nagô (nato dall'incontro tra le tradizioni ewe-fon e yoruba), le tradizioni-nazioni Angola, Queto, Jeje e, più tardi, la tradizione Fon, che non è in rapporto con gli Ewe-fon o i Fongbe, ma con uno degli altri popoli appartenente alla tradizione e al gruppo linguistico yoruba. Bisogna inoltre dire che il Candomblé è il risultato di un processo familiare di resistenza e di volontà di ritorno all'Africa ancestrale. Le famiglie oppresse (pensiamo al razzismo e all'intolleranza, oggi come durante lo schiavismo e il “post-schiavismo -le virgolette stanno a indicare che la schiavitù nera non è mai finita) si organizzarono per poter, in qualche modo, mantenere le proprie credenze e valori, la propria cultura, le proprie divinità: un elemento ancestrale di coesione familiare. Per concretizzare questa ripresa e conservazione delle conoscenze ancestrali del continente africano, crearono il Candomblé. In quanto risultato storico di un gruppo di persone marginalizzate, schiavizzate, oppresse ed escluse, il Candomblé, fin dalla sua origine, rappresenta uno spazio/tempo in cui accogliere, accettare, comprendere, proteggere, valorizzare e, in questo senso, si oppone o dovrebbe opporsi a qualsiasi forma di preconcetto ed esclusione: questo perché, in teoria, gli esclusi non dovrebbero assumere il ruolo dei loro oppressori e opprimere a loro volta. Il Candomblé non è una pratica spiritica o medianica, nel senso della codificazione di Allan Kardec o dei suoi epigoni delle "Umbande” - opto qui per l'uso al plurale del termine, in considerazione dei “nuovi” cammini intrapresi dall'Umbanda nel corso della sua formazione in Brasile. L'incorporazione di spiriti e la comunicazione con enti amati per mezzo di varie modalità medianiche non costituisce una componente essenziale del Candomblé. Tuttavia, per comunicare con i defunti, esiste un culto affine, ma specifico, che è il “Culto degli Egungum” - culto alla memoria e alla vita degli antenati defunti. Si tratta di un culto volto alla “non dimenticanza”. Gli Orisa(s), Nkisis(s) e Vodun(s), divinità “yoruba”, “bantu” e “ewe-fon” sono scintille della natura-divinità-ancestrale che dimora in noi: siamo acqua, siamo fuoco, siamo terra, siamo aria, siamo natura e, attraverso i riti iniziatici -il Candomblé è iniziatico-, il nostro corpo diviene ricettacolo di tali divinità-natura e rivive, per mezzo dei nostri corpi, il sapere dell'Africa Ancestrale. Ciascuna Nazione possiede i propri riti e le sue specifiche modalità di iniziazione, che consistono nella morte occidentale e rinascita di un io-divinità-africana. Si tratta di un “smettere-di-essere” a favore di un “diventare”. Si tratta di un movimento che porta a diventare (più) neri e diventare divinità-antenato-natura; si tratta di intraprendere un viaggio dentro di sé e di far nascere un io ancestrale Re-Tuono, Regina-Acqua, Re-Aria, Re-Ferro e di legarsi a un guardiano-divinità-natura in una prospettiva di autocomprensione e auto-integrazione, ma sempre nell'ambito di un movimento di resistenza e di “annerimento”, dentro e fuori. Si dice che una iniziata di Oxum diventa donna due volte; un iniziato di Odé diventa uomo due volte e, grazie a queste espressioni, si può concepire il Candomblé come la religione del dividersi e sommarsi, oltre che come la religione del non essere mai soli. Nel Candomblé si festeggia molto. Si festeggia perché è sempre stato motivo di allegria e soddisfazione, e sempre lo sarà, il potersi rivolgere, nello stesso tempo, verso dentro di sé, verso fuori, verso la natura, verso l'Africa ancestrale, verso la famiglia e verso le proprie origini. Perché questo è il Candomblé: movimenti reciproci di andate, ritorni, ritrovamenti e scambi e consolidamento di un “io” frammentato dalla società contemporanea. Essere del Candomblé è un viaggio. Un viaggio che deve essere intrapreso da coloro che hanno avuto i privilegio di essere stati chiamati da qualcosa di più grande e più autentico di loro stessi. Come è ovvio, un viaggio, qualsiasi sia, comporterà impegno, comprensione, nuovi significati e acquisizione di nuovi saperi, ed è proprio questo che significa essere del Candomblé, è un viaggio verso ciò che un Continente Africano Defraudato ci ha lasciato di più prezioso: la possibilità di avere un'Africa Nera Profonda e Ancestrale in Brasile. Diamo il giusto valore a questa eredità!

Testo gentilmente concesso da: Professor Dr. Sidnei Barreto Nogueira.

Traduzione autorizzata a cura di: Tiziana Tonon

Testo originale in portoghese: https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10204923909233757&set=gm.954331921275130&type=1&theater

 

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