TizianaTonon

Traduzioni&Tradizioni

43207495_305812680217680_6463306270102257664_n Dicembre 2017, Firenze, libreria Marabuk – Reading e conferenza su Jorge Amado: “Bahia e la sua magia”.

Per il ciclo “Interviste d’Autrice” oggi chiacchieriamo con Tiziana Tonon, traduttrice specializzata nel portoghese che annovera tra i suoi lavori traduzioni editoriali, traduzioni di testi di etno-antropologia e sociologia, traduzioni tecniche, traduzioni legali e traduzioni giurate.

Tra le sue passioni, Tiziana coltiva anche la danza e il teatro. Ma è soprattutto una donna eclettica che ha fatto dell’approfondimento dei propri interessi il punto centrale della sua professione e delle numerose attività alle quali si dedica. Tra queste, ci sono anche lo sbobinamento e traduzione per sottotitolazioni per la televisione, l’insegnamento del portoghese, della danza e del teatro.

Tiziana Tonon si laurea all’Università degli Studi di Genova in Lettere Moderne con indirizzo etno-antropologico; completa i suoi studi con un corso in Letteratura e migrazioni in Italia; consegue la Certificazione di Competenza in Lingua Portoghese per Stranieri, del Ministero dell’Educazione Brasiliano; inoltre riceve, dal Comune di Buccinasco, l’Attestato di benemerenza di genere. Per chi non lo sapesse, “è un riconoscimento che viene conferito a persone, amministrazioni, enti, istituzioni o organizzazioni del Servizio Nazionale che dimostrano di aver partecipato con merito a operazioni di protezione civile e che, con la propria attività, hanno contribuito a elevare l’immagine del Sistema nazionale, dando prova di significative capacità propositive e gestionali o singolari doti di altruismo e abnegazione”.

In un momento in cui torna la necessità di alzare la voce in merito alla rivendicazione e al consolidamento dei diritti civili di genere, sono orgogliosa di ospitare nella mia rubrica una delle molte donne animate da un forte spirito di indipendenza, che hanno posto la propria intelligenza e cultura anche al servizio dell’accrescimento comune e pubblico.

Tiziana Tonon, di professione traduttrice, oltre a una lunga esperienza nel suo complesso e affascinante settore, ha messo la sua competenza -in arti quali la danza e il teatro- al servizio della comunità in cui vive ormai da molti anni, insegnando, coreografando e organizzando spettacoli anche di impronta sociale.

Ma, per farvi conoscere questa donna così eterogenea e rappresentativa dell’avanguardistico mondo femminile, di quelle incredibili competenze che animano spesso l’Universo delle donne,  passo all’intervista vera e propria. Ma non prima di sottolineare quanto la forza e la costanza, il lavoro e l’impegno, servano sempre come viatico per l’affermazione personale e culturale di ogni individuo.

Buon lettura!

Come letto nell’introduzione, Tiziana Tonon è una donna molto eclettica, incline all’approfondimento di svariate discipline divenute vere e proprie passioni. Mi chiedevo: quando eri una bambina, cosa avresti voluto fare da grande?

Facile! Da piccola volevo fare la ballerina. Senza dubbi.

Tra i percorsi accademici della tua vita c’è quello sviluppato nel mondo della danza e della recitazione; questo lungo tragitto ha un’interessante attinenza con quella che oggi rappresenta la tua prima occupazione. Com’è affluita la danza nei tuoi studi legati al Brasile -e alla sua cultura-, un Paese che, nel corpo e nel ballo, delinea alcune delle sue più note caratteristiche?

Innanzitutto, va detto che ho intrapreso gli studi di etno-antropologia e, in seguito, di portoghese e tecniche della traduzione semplicemente perché avevo inserito nel piano di studi un corso complementare in cui si offriva un seminario di danze del Candomblé, una religione afro-brasiliana. Che non c’è stato, sostituito da un seminario teorico. Dopo un mese di lezioni, però, ero totalmente innamorata e avevo deciso che la mia tesi sarebbe stata su quell’argomento (e, quindi, che avrei dovuto imparare il portoghese). Poi, c’è tutta la questione dell’essere interprete del pensiero o della vita di un altro, del mettere a disposizione il proprio corpo, la propria voce (parlata o scritta) per esprimerne, il più correttamente possibile, il messaggio. È una forma di accudimento e dedizione, molto materna, anche, se vogliamo. Ed è qui che, credo, danza, teatro e traduzione si intrecciano con maggiore evidenza.

Parliamo in modo più specifico della tua professione di traduttrice. Leggendo le molte esperienze che costellano la tua vita professionale e artistica, sono evidenti il colore e la speciale contaminazione etnica della tua personalità. Il tuo percorso accademico è improntato di un’affezione profonda e mai banale per ciò che fai. Come nasce la tua esperienza di traduttrice e come hai sviscerato la lingua che traduci primariamente, attraverso l’approfondimento dei Paesi di appartenenza?

La mia prima lingua di lavoro è il portoghese che, come ti dicevo prima, ho iniziato a studiare per l’esigenza di capire la bibliografia per la mia tesi di laurea (allora non esisteva nulla in italiano e la mia relatrice non conosceva il portoghese). Ho iniziato a frequentare i corsi alla Facoltà di Lingue, ho trovato delle insegnanti meravigliose come Amina di Munno, che è una grande traduttrice, una grande maestra e una grande amica, con cui ho avuto l’opportunità di conoscere la letteratura portoghese e brasiliana e di approfondire lo studio della traduzione. Inoltre, grazie a una borsa di ricerca, sono andata a Salvador da Bahia per svolgere la ricerca sul campo per la mia tesi.

La gioia legata a una professione interessante come la tua ha sempre, inevitabilmente, la sua nemesi; ce la racconti?

Mah, forse il fatto che si lavora prevalentemente da casa, il che da un lato è meraviglioso e comodissimo, ma d’altra parte comporta una certa asocialità e il fatto che spesso il tuo lavoro sia sottovalutato da chi ti circonda (perché tanto sei nel tuo salotto e in pigiama, che fatica puoi fare?). Un altro aspetto un pochino inquietante è il non sapere mai come sarà la vita fra due settimane, perché i lavori tendono a spuntare, per magia, il venerdì sera, intorno alle 19. Tutti insieme. O alla vigilia di un qualsiasi periodo festivo (che, infatti, di norma trascorro lavorando, cosa che comunque non mi dispiace affatto).

Tra le lingue che traduci c’è anche l’inglese. Tu sei una persona con un percorso di studi classici e con una conoscenza profonda della filologia classica; ci racconti quali sono le principali differenze, anche da un punto di vista antropologico, tra le lingue di derivazione latina e quelle anglosassoni? C’è qualcosa che latita nelle une ed eccede nelle altre, e viceversa?

Come mi è capitato di mettere a fuoco proprio qualche giorno fa (parlando dell’improvvisazione), io sono una persona che non ama gli spazi troppo vasti né l’eccessiva libertà di movimento: mi danno un senso di dispersione e di panico. Preferisco avere confini ben definiti e, entro quelli, sperimentare tutte le possibili varianti interpretative. Beh, con le lingue è lo stesso. Mi trovo più a mio agio con quelle neolatine: il portoghese, il francese, lo spagnolo, il nostro italiano. Le loro regole precise, le loro eccezioni ferree mi rassicurano e mi danno maggiore ispirazione. Non è così con l’inglese, che mi spaventa sempre un po’ per la sua mancanza di barriere, di appigli certi e che affronto, in qualche modo, come un “male necessario”, posto che, soprattutto per le traduzioni tecniche, è una lingua di lavoro assolutamente indispensabile.

Tra le tue esperienze professionali c’è anche quella della traduzione di sottotitolazioni per programmi tv; quando ti affacci a mondi attinenti al tuo lavoro, e che magari hanno risvolti più creativi e peculiari, hai mai la tentazione di percorrere solamente quelli? Se ci sono, quali sono le esperienze che avresti voluto approfondire e proseguire con esclusività, nel mondo della traduzione?

No, in realtà mi piace molto occuparmi dello sbobinamento e della trascrizione per sottotitolazione, ma mi piace che sia un intervallo tra una traduzione e un’altra. Quello che mi piacerebbe riuscire a fare è intensificare le traduzioni editoriali, magari con qualche collaborazione fissa sarebbe l’ideale, per quanto concerne la narrativa, naturalmente, ma anche e soprattutto nell’ambito dell’antropologia, della sociologia e della psicologia.

Parliamo dell’insegnamento. Hai insegnato portoghese e anche danza, in varie sfumature. Ti piace insegnare?

Adoro insegnare.

 Cosa ti piace dell’insegnamento e cosa c’è in te dell’insegnante?

Penso, senza false modestie, di essere una buona insegnante, proprio per il discorso dell’accudimento che facevamo prima. Mi appaga profondamente vedere che i miei studenti imparano, migliorano e, possibilmente, lo fanno divertendosi o comunque con soddisfazione

Tra le tue attività artistiche c’è la recitazione. Ci racconti cosa significa recitare e cosa implica da un punto di vista emozionale?

Recitare significa rinunciare a qualsiasi forma di maschera e mettersi totalmente a nudo, per essere in grado di vivere onestamente, e quindi onestamente trasmettere, le emozioni di qualcuno che non sei tu, qualcuno che magari è diversissimo da quello che tu sei. Emotivamente è molto impegnativo, a volte forse anche troppo.

Tiziana Tonon è anche una mamma. Quali sono, se ci sono, le cose che levi a te stessa per essere madre? Cosa cerchi di trasferire da te a loro per crescerli come vorresti?

La sola cosa che mi viene in mente è che viaggio molto meno di quanto vorrei fare. Per il resto, sebbene non fosse affatto nei miei progetti di vita, essere madre è una grandissima ricchezza e credo mi abbia fatto solo bene dal punto di vista del carattere. Inoltre sono fortunata, perché i miei figli mi hanno sempre sostenuta nelle mie bizzarre scelte di attività e nei miei orari sconclusionati. Gli altri bambini vengono accompagnati dalla mamma all’allenamento, in piscina, a basket… Ecco, noi anche, eh… ma sono state molte di più le volte in cui loro hanno accompagnato me a fare danza, a fare teatro, alle infinite prove di questo e quello. Oltre ai lunghissimi periodi in cui sono occupata in qualche progetto di traduzione particolarmente impegnativo e loro mi vedono, praticamente, solo di schiena. Sono molto pazienti.

Quanto a ciò che vorrei trasferire loro… Cerco di fare in modo che coltivino la fiducia in se stessi -che io non ho mai avuto se non di recente- e spero davvero di riuscire a trasmettere il messaggio che sono liberi di fare le proprie scelte sapendo che in me troveranno sempre e comunque un appoggio.

In tema di attualità, vorresti dire qualcosa sui recenti attacchi alla 194 e ai diritti acquisiti dalle donne?

Posso dirti che sono profondamente preoccupata per la piega che stanno prendendo le cose, in tutto il mondo. È sicuramente sintomo di grave disagio, con tutte le sfumature di significato che vogliamo attribuire al termine. Però ci sono ancora (soprattutto tra gli attuali trentenni) irriducibili sostenitori della bellezza, dell’umanità e della civiltà. Confido nel loro riscatto.

 C’è, nella tua occupazione di traduttrice e nell’ambito delle tue attività artistiche, un progetto che ancora non sei riuscita a realizzare?

Eccome! Tantissimi… altrimenti, che senso avrebbe svegliarsi?

 

Ringraziando Tiziana Tonon per essere stata con noi nella Pat zone, lascio in calce alcuni link per ulteriori approfondimenti, anche professionali.

Patrizia Ciribè

Improvvisazione, sì o no…

www.tizianatonon.it (Il sito web verrà rinnovato a breve)

 

TRADUZIONE

SOTTOTITOLAZIONE

Rai 1,  22 luglio 2014

Italia-Brasile L'azione è partita!

ActionAid Italia

CONVEGNI E SEMINARI

11 settembre 1998

INTERPRETARIATO

Con la troupe di Jornal Nacional
(Globo TV-Rio de Janeiro)
marzo 2013, Milano Football Festival

FORMAZIONE E FEEDBACK